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Count Emilio Dandolo
(1831-1857)
Marquess Bentivoglio Lodovico Trotti
(1830-1915)
Biographical and bibliographical
information:
Dandolo,
Richard Hill, A Biographical
Dictionary of the Sudan, London 1967, p. 108; Dizionario Biografico degli
Italiani, Roma 1986, p. 445-448
Trotti,
Richard Hill, op. cit., p. 361
Emilio Dandolo, Viaggio in Egitto,
nel Sudan, in Siria ed in Palestina, Milano 1854
H. Jolowicz, Bibliotheca Aegyptiaca,
Leipzig 1858, p. 20;
Revue des Deux Mondes,
XXXII année-seconde période, Tome XXXVIII, 1er Mars
1862, p. 736 note no 1.Le Comte Emilio Dandolo, Voyage au Soudan, Milan
1857 ;
Titus Tobler, Bibliographia
Geographica Palaestinae, Amsterdam 1964, p. 183, reprint of the 1867
edition;
Giacomo Lumbroso, Descrittori Italiani
dell’Egitto e di Alessandria, Roma 1879, p. 540, 551 ;
Reale Accademia dei Lincei, Anno CCLXXVI
(1878-79), Descrittori Italiani dell’Egitto e di Alessandria, Memoria del
socio Giacomo Lumbroso, Roma 1879, p. 125 ;
Prince Ibrahim Hilmy, The Literature
of Egypt and the Sudan, London 1886-1887, p. 154;
Bibliothèque
Khédiviale, Catalogue de la section européenne, 1. l’Égypte, additions,
Le Caire 1892, p. 184 ;
Roberto Almagia, L’opera degli Italliani
per la conoscenza dell’Egitto e per il suo risorgimento civile ed economico,
Parte Prima, Roma 1926, p. 153, 173 ;
Paul Santi and Richard Hill, translated
and edited, The Europeans in the Sudan 1834-1878, Some Manuscripts, mostly
unpublished, written by Traders, Christians Missionaries, Officials, and Others,
Oxford 1980, p. 8 note no 11;
Martin R. Kalfatovic, Nile Notes of a
Howadji, London 1992, p. 166
George Melly, Khartoum and the Blue
and White Niles, 2 vol., London 1851, vol., II, p. 216;
G. O. Whitehead, André Melly’s Visit
to Khartoum 1850, Sudan Notes and Records, vol., XXI, 1938, part II, p. 305;

Karnak, Great Temple of Amun, first pylon, inner face, left


Abu Simbel, great temple, wall, between [8 and 10], (PM VII,
plan p. 96

Un "graffittaro" bosino in Africa nel 1850
Diciamo subito che è Emilio
Dandolo nato a Varese il 5 luglio
1830 e morto a Milano il 20 febbraio 1859.Dandolo è ricordato principalmente come patriota in quanto fu uno
dei protagonisti, unitamente al fratello Enrico e all'amico fraterno Emilio Morosini, delle vicende risorgimentali.Li vediamo partecipi dalle Cinque Giornate
di Milano alle tragiche giornate della difesa della
Repubblica Romana del 1849 durante la quale Emilio fu ferito
in modo grave, morì il fratello
( il 3 giugno), fu ferito a morte
il Morosini ( morto poi il
successivo 25 ottobre), morirono anche Francesco Daverio ( sempre il 3 giugno)
e il loro comandante nonché amico intimo Luciano
Manara.

Sopravvissuto alle vicende successive alla caduta della
Repubblica Romana, fuggì in esilio prima a Marsiglia e poi a Lugano. Nella primavera
del 1850 rientrò in famiglia
e visse nel ricordo della morte del fratello angustiato anche dall'amore, non corrisposto, prima di Giuseppina Morosini e poi della vedova
di Manara Carmelita Fè.Nel 1850 pubblicò i suoi ricordi nel volume " I Volontari ed i Bersaglieri Lombardi" libro apprezzato anche nella sua
traduzione inglese guadagnando le simpatie britanniche alla causa italiana.
Il 20 ottobre 1850 per allontanare i dolorosi ricordi partì per l'Oriente con l'amico
marchese Lodovico Trotti con le
credenziali e una lettera di presentazione
agli " Agenti Consolari di S.M. il re di Sardegna
nei territori della Porta Ottomana
e nella Grecia". Farà ritorno il
13 agosto 1851; due anni dopo pubblicherà
in volume la relazione del viaggio
del quale ci occuperemo.Nel 1855, grazie a Cavour, riottenne il grado di
Sottotenente dei Bersaglieri e fu aggregato allo Stato Maggiore del corpo di spedizione in Crimea da dove inviava regolarmente notizie della guerra a Cavour.Fu costretto a rientrare a Milano per intervento del governo austriaco, pena il sequestro dei
beni e fu sempre sottoposto a stretto controllo da parte della polizia.
Malato gravemente di tisi, morì nel
1859 poco prima che la Lombardia
venisse liberata. I suoi funerali,
a Milano, assunsero spiccate
connotazioni antiaustriache.
Fu tumulato con immediatezza nel camposanto di Adro, su disposizione delle autorità nel tentativo
di evitare disordini antiaustriaci.
La relazione del viaggio

Il volume
si intitola < Viaggio in
Egitto, nel Sudan , in Siria ed in Palestina, 1850-1, Milano, Carlo Turati, 1854 > ed è composto da 502 pagine e da due tavole che rappresentano
le mappe : < Carta della Valle
del Nilo fino a Kartum > e < Carta del
corso del fiume Bleu e del Bianco
fino al 4°.40" Lat. Nord
tolta dai lavori inediti dell'ingegnere d' Arnaud >. La pubblicazione
è dedicata al padre Tullio con una
iscrizione datata da Adro il 20 gennaio
1853. L' itinerario lo portò a visitare
le isole Jonie, parte della
Grecia, l' Egitto, il Sudan, il deserto di Baiuda, la Siria e la Palestina. Dedica parecchie pagine a Corfù, Patrasso, Missolungi, Lepanto, Rodi, Smirne, il Cairo, Alessandria, il
Nilo e il Nilo bianco, Beirut
( i cui dintorni gli ricordano le nostre colline ), Gerusalemme e
Nazareth. Il volume è interessantissimo perché, pur scritto da un giovane di vent'anni, dimostra una maturità notevole
nel cogliere notizie di ogni genere dalla storia alla geografia, dall' economia agli usi
e costumi, alla religione
alla politica e così via intercalati spesso da tristi ricordi e malinconiche considerazioni personali.
I graffiti
Karnak
( Luxor ) è un piccolo villaggio
situato sulle sponde del Nilo a circa 2,5
km a nord di Luxor. Il sito è quello della
Tebe egizia. I templi egizi sono la principale attrazione di el-Karnak. Qui sul
grande tempio di Amon Dandolo e Trotti
incisero la loro firma.


Anche Abu Simbwl è un sito
archeologico dell'Egitto.
Si trova nell'Egitto
meridionale, sulla riva
occidentale del Lago Nasser,
a circa 280 km
a sud di Assuan. Allora per raggiungerlo si doveva effettuare un viaggio
avventuroso. Il complesso archeologico di Abu Simbel è composto da due enormi templi
in roccia ricavati dal fianco della montagna
dal faraone Ramses II nel
XIII secolo a.C.. Il sito archeologico,
quasi completamente ricoperto
di sabbia,fu scoperto nel 1815 dall'archeologo italiano Giovanni
Battista Belzoni. Anche qui sulla
muraglia del tempio
principale i nostri viaggiatori
hanno lasciato la loro firma


Queste immagini sono tratte
dal sito <http://www.egypt-sudan-graffiti.be/Emilio.htm>
curato da Roger O. De Keersmaecker.
Un brano tratto dal libro
< Abbandonata col sole la nostra allegra cameretta, scendiamo a terra armati dei fucili e seguiti da un arabo che porta la carniera e le munizioni. Precedendo con passo celere il lento progredire della daharbia( barcone ), ci interniamo nelle campagne, inseguendo gli uccelli, visitando i villaggi, osservando i costumi e provvedendo in fine un ottimo arrosto pel pranzo futuro.
La caccia è delle più divertenti
perché variatissima e sempre
felice. Quella dei piccioni in ispecial modo è facilissima. Come abbiamo detto il numero dei piccioni nei borghi
è infinito. Fra le case è vietato
l'ucciderne. Ma siccome in questa stagione si taglia e si batte la durah ( tipo di mais), così i campi sono pieni di quei volatili che
s'avventano a stuoli immensi sulla facile pasture. Quando sono vicini si fanno levale colle grida. Essi passano
a poche braccia sopra la
testa e talmente fitti , che con una scarica
le ne abbatte talvolta una dozzina.

Consiglieremo ai gastronomici un consumè fatto colla
cottura di trenta piccioni diligentemente sgrassati.In tal maniera trascorrono le ore, finché accorre un marinajo
ad annunciare che la colazione è in pronto e che sta per sorgere il vento. Ritorniamo
di corsa alla barca stanchi
e con un vero appetito da cacciatori.Ecco il desco elegantemente imbandito su cui
fumano i polli ed i pilau. La nostra dispensa ci fornisce
il moka profumato, la foglia
cinese , conserve inglesi ,
vino di Francia e frutta secche di Smirne , ed i vicini villaggi
ci forniscono burro e
latte, uova e farine. Seduti
a mensa vediamo spiegarsi la vela, e ai canti dei barcaiuoli volare la dabarbia sull' onda tranquilla.
Le ore del meriggio sono aggradevolmente impiegate nella lettura, nel disegno, nello
scriver lettere o memorie; di tratto in tratto ci chiama fuori il dragomano additandoci qualche grosso villaggio , qualche barca europea che ci saluta , ovvero qualche lontano stormo di pellicani e di oche, inutile bersaglio ai nostri colpi. S'avvicina intanto la sera e il
sole, già presso al tramonto,
veste l' orizzonte animato che
ne circonda dei più vivi e pittoreschi colori. Cessano i canti dei marinaj , i quali si prostrano silenziosi per la preghiera vespertina. Io quell' ora mesta
e riposata anche l' animo del viaggiatore si commuove, e il pensiero si volge alla patria, agli affetti lontani, alle speranze perdute;
e mentre seduto sulla sponda della
barca tranquillo , il suo guardo erra sbadatamente sulle cime indorate delle palme o
sulle grigiastre onde del fiume , l' animo si innalza a qualche religioso pensiero o a qualche ricordanza pietosa. Ma ecco arrivata la notte , cessato il vento e giunta l' ora del riposo
per l'affaticato equipaggio,
la vostra cameretta lietamente illuminata e il desco nuovamente imbandito pel pranzo
vi chiamano a più, prosaici
pensieri. Finito il pasto, se la barca e ancorata
presso un villaggio voi vi recate a visitarlo , quantunque le tenebre e il sonno degli abitanti
non vi promettano una gradevole passeggiata. Talvolta, se splende la luna, voi v'aggirate
per le calme campagne a respirare l' aura della sera. Più spesso , presso
la vostra barca è ancorata quella di un vostro conoscente , cui invitate a prendere il tè o presso cui passate qualche ora in animati discorsi, in discussioni o in racconti. Se qualche signora
anima la società , allora
il tempo vi sembrerà, molto breve,
e vi accorgerete infine che anche sul Nilo si può far venire mezzanotte senza l' ajuto di teatri o di feste. >( acquarello del 1860 che illustra una barca sul Nilo) Ritengo che sia
interessante ristampare questo volume unitamente alla relazione di un altro " nostro " viaggiatore ovvero Giulio Adamoli che visitò Cuba e gli Stati Uniti,
nel 1869 andò in Asia centrale, successivamente in
Africa ove annotò: <A Luxor lessi sulle
muraglie del tempio di Karnac i nomi di antichi amici, quali Trotti,
Dandolo, Tadini, Vidua e altri, cancellati poi dai restauri>.
Fernando Cova
pubblicato in « Calandari do ra Famiglia Bosina
par or 2009 »
